Switch-off TV, il rinvio: il 1 settembre non succede nulla. Ecco le nuove (incerte) date. Il DVB-T2 si allontana

A 35 giorni dalla scadenza, salta lo Switch-off. O meglio, si rimodula, con il passaggio morbido a MPEG4 che slitta al 2022 e quello al DVB-T2 "a partire dal 2023". Unica soluzione alla cessione della banda 700 è ridurre i canali o diminuire drasticamente la qualità delle immagini.

di Gianfranco Giardina - 27/07/2021

Quello che avevamo prima sospettato, e poi scoperto durante la nostra tavola rotonda dello scorso 27 maggio, è diventato realtà. A soli 35 giorni dalla prima scadenza del nuovo Switch-off, arriva il più classico (e tardivo) dei rinvii. E addirittura, non è neppure giunta la decisione finale, ma solo la presentazione del progetto del MiSE di rimodulazione della roadmap, da sottoporre alle parti interessate in consultazione. Consultazione che appunto si è tenuta questa mattina in videoconferenza alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti e della sottosegretaria Anna Ascani.

No, il 1 settembre non succede nulla

La prima notizia: il prossimo 1 settembre non succederà nulla, letteralmente nulla. Non ci sarà il lungamente annunciato passaggio dei canali nazionali alla codifica MPEG4. La scadenza cancellata non era propriamente una "sorpresa", dato che era prevista dalla roadmap, varata oltre due anni fa e già, tra l'altro, oggetto di proroga biennale ottenuta dalla UE. Malgrado ciò, qualcosa è andato storto: emittenti e Governo - con industria e retailer contrari - si sono accorti a poco più di un mese-data che non è possibile rispettare le scadenze. E questo malgrado lo stesso MiSE, solo pochi giorni fa, continuasse a ribadire e confermare su Facebook, ai cittadini perplessi e già sull'avviso, che il passaggio a MPEG4 si sarebbe fatto regolarmente il prossimo 1 di settembre.

E quindi, come cambierà la roadmap e quali sono le nuove scadenze dello switch-off? Il passaggio a MPEG4, secondo i nuovi piani del Governo, non inizierà prima del 15 di ottobre. Ma sarà solo un inizio, almeno apparentemente più determinato dagli auspici più che dalle disposizioni: in pratica si invitano le emittenti ad anticipare volontariamente il passaggio in MPEG4 per i primi canali (certamente i meno importanti) a partire dal 15 di ottobre, lasciando a data da destinarsi l'obbligo di spegnimento di MPEG2 a un provvedimento successivo da emanarsi entro fine 2021. Quindi ragionevolmente di passaggio "obbligatorio" a MPEG4 per tutti i canali, RAI 1 e Canale 5 compresi, se ne parlerà nel 2022. Anzi, Confindustria Radio TV, in audizione, ha parlato della forchetta temporale "gennaio-marzo 2022" per il passaggio a MPEG4 come se fosse già confermata.

RAI comunque, durante l'audizione, ha confermato pubblicamente la volontà di passare in MPEG4 il 15 di ottobre i canali "specialistici", mentre RAI 1, 2 e 3, oltre a RaiNews 24, resteranno in MPEG2 fino a data da destinarsi. Mediaset e La7, pur intervenute, invece, non si sono esposti pubblicamente sulle date dei passaggi a MPEG4, che essendo volontari, saranno decisi via via. Ma, secondo indiscrezioni da noi raccolte, ci risulta che sempre il 15 ottobre 6 canali del gruppo Mediaset spegneranno l'MPEG2 a favore dell'MPEG4.

E il DVB-T2? "A partire dal 2023". Ma non si sa quando

La necessità di uno spostamento in avanti di uno spegnimento a basso impatto come quello dell'MPEG2 (la quasi totalità dei TV non "antichi" è compatibile) mette automaticamente in fortissima discussione la possibilità di mantenere la ben più sfidante scadenza successiva: lo spegnimento del sistema trasmissivo DVB-T a favore del DVB-T2, previsto fino a ieri per il 30 giugno 2022. Questa scadenza slitterebbe, secondo i piani del Ministero, di un minimo di sei mesi, "a partire dal 1 gennaio 2023": difficile pensare che sei mesi in più possano essere determinanti in un processo di rinnovo del parco TV che dovrebbe interessare qualche decina di milioni di schermi non DVB-T2.

Confermata la cessione della banda 700 al 1 luglio 2022: verso un digitale terrestre castrato, meno canali e più compressione

Qualche scadenza resta però al proprio posto: si tratta della cessione della banda 700 MHz alla telefonia, che è confermata per il 1 luglio 2022. Questo vuol dire che il sistema televisivo non potrà contare sulla contemporaneità della cessione della banda 700 e del passaggio a DVB-T2, che era lo stratagemma originariamente pensato per recuperare la capacità trasmissiva persa con l'abbandono delle frequenze 700. Quindi, le emittenti dovranno organizzarsi per trasmettere in DVB-T MPEG4 ma con una bella fetta di risorse frequenziali in meno. RAI, per esempio, passerà dai 100 mbit/s di banda cumulata di oggi per tutti i suoi canali a soli 60 mbit/s; questo la costringerà a una scelta tra due strade entrambe molto dolorose: spegnere qualche canale secondario o degradare fortemente la qualità d'immagine, aumentando la compressione; ah, e di 4K non se ne parla neppure. La stessa cosa dovrà fare anche Mediaset e tutte le altre emittenti.

Peggio ancora andrà alle locali, che dovranno convergere su un unico multiplex: se questo fosse già in DVB-T2, com'era previsto, ci sarebbe spazio per (quasi) tutti; in DVB-T resta da capire che bitrate resti per ogni emittente e se ci si veramente banda per trasmettere decorosamente i canali locali. Certamente le locali, non appena migreranno, dovranno passare a MPEG4, il tutto mentre le principali emittenti nazionali resteranno in MPEG2 ancora per qualche mese. Proprio per questo, forse con taglio provocatorio, le locali hanno invocato il passaggio corale di tutto il sistema a giugno 2022 non solo al DVB-T2 ma anche alla codifica HEVC, cosa che però RAI ha già escluso.

Ricapitolando: lo switch-off, che aveva date "certe" decise più di due anni fa, si sposta avanti in maniera disordinata (a dispetto del mantra ripetuto più volte in audizione, "transizione ordinata") e soprattutto con scadenze incerte e ancora da determinare. Soprattutto - e questo ci pare la cosa più grave - ci lancia verso uno scenario in cui verrà chiesto agli italiani di adeguare i propri TV per vedere meno e peggio. Ripetiamolo: la proposta è "paga e passa qualche disagio così potrai vedere meno canali e probabilmente vederli peggio". Praticamente uno scenario ancora peggiore rispetto alle già poco attrattive prospettive della roadmap attuale. Una proposizione di vendita così debole da rievocare con forza il vecchio "Tafazzi" e le sue gesta catartiche.

Cosa succede adesso? L'unica certezza è che ci sono poche certezze

Il MiSE - probabilmente mal consigliato - ha indicato nell'emergenza pandemica la causa del rinvio: "La diffusione degli apparecchi di ricezione televisiva ha avuto però un andamento su cui ha inciso non favorevolmente la situazione creata a seguito dell’epidemia del covid19". Premesse fragili: il mercato TV, proprio in forza del lockdown e del fatto che gli italiani hanno vissuto molto di più prime e seconde case, è fortemente cresciuto nell'ultimo anno, arrivando a toccare punte da 5,5 milioni di pezzi contro i 4 milioni scarsi degli ultimi anni, un risultato impensabile senza pandemia. E premesse fragili non possono che dar luogo a provvedimenti altrettanto fragili.

Ora, a fronte del parere espresso da emittenti, industria e retailer, il MiSE prenderà la sua decisione finale, inevitabilmente entro pochi giorni, visto che il 1 settembre è dietro l'angolo. Una decisione che sarà quasi sicuramente pienamente conforme a quanto prospettato, salvo eventuali limature tecniche.

La sostanza è che non ci sono più certezze: il Ministero non è stato in grado, in questa fase, di determinare neppure una nuova data "certa" per lo spegnimento totale dell'MPEG2, ma si riserva di deciderla entro fine anno. Il passaggio al DVB-T2 è stato spostato a inizio 2023, ma probabilmente neppure chi ha messo nero su bianco questa ipotesi crede che sia veramente realizzabile: semplicemente la palla è stata buttata avanti e poi si vedrà, a fine 2022, che strumento usare - Finanziaria o Milleproroghe - per spostare la scadenza ancora più in là: in fondo la locuzione "a partire dal 1 gennaio 2023", per chi la sa leggere, chiarisce che per il primo gennaio 2023 è saggio non attendersi nulla.

Industria e distribuzione certamente accuseranno il colpo, con le scorte di TV e decoder già pronte per il 1 settembre, istantaneamente diventate eccessive rispetto alla domanda attesa. Spiegare il passaggio agli utenti - cosa già complicata prima - diventerà ancora più difficile; e giustificare l'adeguamento di TV e decoder, malgrado l'aiutino del Bonus TV, una vera "Mission Impossible". A essere in discussione anche i canali 100 e 200: con la nuova roadmap non vedremo sul digitale terrestre trasmissioni DVB-T2 prima del 2023 e forse anche oltre; e men che meno codifiche HEVC Main10 . Lasciare in onda i canali 100 e 200 in HEVC Main10 con queste consapevolezze e soprattutto dare indicazioni di verificare con questi cartelli test la compatibilità dei TV con le trasmissioni "in arrivo" (come fa per esempio la pubblicità con Michelle Hunziker attualmente in onda) è scorretto, probabilmente immorale, forse anche passibile di class action.

Insomma, tutto quello che si poteva fare per affossare il digitale terrestre è stato fatto. Non è colpa di nessuno; o meglio è colpa della miopia e del perseguimento di piccole convenienze poste in essere da molti degli attori in gioco. E, come si sa, colpa condivisa è colpa di nessuno: così il digitale terrestre affonda. E Netflix, Amazon e compagni ringraziano…